lukas meyer | ira piattini | architetti

Per questo progetto ci siamo riferiti in particolare all'architettura dei palazzi milanesi degli anni 60 di Asnago e Vender e alla tradizione edilizia di questo periodo, ad un' architettura che non fosse minimalista nè espressionista e che rispondesse in modo semplice e diretto ai problemi che ci eravamo posti.
L'edificio doveva avere un linguaggio ed un aspetto neutro, non essere monumentale, volevamo che ricordasse un fabbricone, con grandi finestre per gli spazi di lavoro interni.
Lo zoccolo in cemento pigmentato nero lega l'edificio al terreno e articola la facciata, conferendo un carattere rappresentativo all'ingresso.
Nel quartiere la maggior parte degli edifici si pone al centro della parcella, lasciando una serie di spazi residui di poco valore fra gli stessi, un modo di costruire la città dettato dalla semplice applicazione delle norme edilizie e senza un'idea urbana.
Per formare un frammento di fronte stradale abbiamo costruito il nuovo edificio in contiguità con lo stabile vicino, costruito dall'architetto Mario Botta. Innanzitutto abbiamo cercato di capire i rapporti volumetrici e spaziali di questo edificio, che presenta sulla strada una facciata formalmente forte e monolitica.
Il nuovo edificio si arretra rispetto alla strada in modo da lasciare in primo piano la testata su via Al Chioso dell’ edificio progettato da Botta. Così si crea uno spazio fra il fronte e la strada, che regola la percezione del nuovo volume, di un piano più alto dell'edificio contiguo. …more