Le tre case riflettono il nostro interesse per un’ architettura che sia in grado di porsi in una posizione intermedia fra tradizione e modernità, come nelle architetture di Arne Jakobsen, e per le riflessioni degli Smithson sul metodo e l’abitare: «Abbiamo collaborato cercando di stabilire contatti tra individui a livello delle idee, non come devoti collaboratori di un movimento estetico (…). Abbiamo lavorato su una sorta di Habitat simbolico, in cui vengono individuati, in forme differenziate, i bisogni umani fondamentali – una parte di suolo, una visuale del cielo, la privacy, la presenza della natura e degli animali – e i simboli delle passioni umane fondamentali…».
Abbiamo utilizzato di volta in volta in modo diverso elementi tradizionali e moderni, quali il colore degli intonaci, le grandi aperture o l’organizzazione interna degli spazi.
Il grigio marrone degli intonaci e le cornici bianche attorno alle finestre riprendono i colori del complesso rurale verso cui si affacciano le case.
Al piano terra non ci sono corridoi e si accede direttamente al soggiorno, lo spazio di distribuzione alle camere del primo piano è abbastanza largo da poter essere usato come ufficio domestico, le grandi aperture danno generosità ai locali interni e rammentano le vetrate industriali dell'architettura moderna.
Le tre case di Cadempino vanno ad aggiungersi al quartiere da noi progettato alcuni anni fa.
Il quartiere si basa sulla definizione di una strada, uno spazio che diventa sia di circolazione che di incontro per gli abitanti, e questa premessa è mantenuta e rafforzata dal fronte principale delle nuove case rivolto alla strada. |